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Foschia annuncia: «Appoggiamo la candidatura di Mossino»

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Il responsabile del calcio a cinque piemontese e valdostano, Mauro Foschia, ha le idee chiare e annuncia le linee guida del prossimo mandato con Mossino

Da quasi vent’anni è il punto di riferimento politico del calcio a cinque regionale. Spesso criticato, anche da noi, ma passione e competenza certo non gli difettano. In assenza di alternative, Mauro Foschia si approccia all’ennesimo mandato da responsabile dell’attività piemontese e valdostana, spiegando le scelte del passato e illustrando i programmi del prossimo quadriennio, scattando una lucida istantanea del periodo che sta vivendo il nostro movimento.

Allora Foschia, iniziamo dalla stretta attualità, ovvero le elezioni per il Presidente del Comitato Regionale: quale sarà il ruolo e il peso specifico del calcio a cinque? «Determinante, ancora una volta. Già quattro anni fa i nostri voti spostarono gli equilibri in favore di Bacchetta, la stessa cosa potrebbe succedere sabato prossimo. Con il presidente uscente abbiamo compiuto un lungo percorso in questi otto anni, ne conosciamo virtù e difetti: in tutta onestà, la maggior parte delle promesse che ci furono fatte sono state poi disattese. Motivo, tra gli altri, per cui appoggeremo alla presidenza Christian Mossino. Dopo aver sottoposto le nostre idee a entrambi i candidati, ho incontrato le società: lo sfidante reputiamo sia la persona giusta per accrescere finalmente anche il nostro “peso” durante il quadriennio e non solo in sede elettorale. E poi, a sensazione, siamo convinti di aver puntato sul cavallo vincente».

Dunque, Mossino: cosa chiederà il calcio a cinque al nuovo presidente?

«Innanzitutto c’è da dire che Mossino ha nel suo passato anche una certa familiarità con il mondo del futsal, oltreché un lungo viaggio nel calcio femminile: aspetti non trascurabili, perché mi fanno confidare che possa avere un occhio di riguardo per le “minoranze” come siamo noi all’interno del Comitato. E poi, la grande e storica novità: abbiamo chiesto, e ottenuto, il ruolo di vicepresidente vicario e sarebbe la prima volta per il calcio a cinque. Ora, però, c’è bisogno che tutti facciano la loro parte perché troppe volte ci siamo dovuti arrendere ad arrivare dopo gli altri. Già, spesso infatti ci si lamenta di una scarsa partecipazione delle società… Approfitto dell’occasione per fare un appello ai presidenti: sabato andate a votare in massa perché è l’unico modo che abbiamo per ottenere credibilità agli occhi del nuovo presidente. Possiamo e dobbiamo far capire di voler essere protagonisti. Lamentarsi e criticare a posteriori è sempre lecito, ci mancherebbe, ma il momento di far sentire la nostra voce è proprio questo. E non possiamo perdere l’occasione».

Vent’anni da responsabile dell’attività: come valuta questo lungo percorso?

«Abbiamo vissuto e continuiamo a vivere un periodo di alti e bassi, non si riesce a intraprendere un cammino di crescita costante. Riceviamo regolarmente critiche sul nostro operato e le accettiamo, perché qualche errore l’abbiamo sicuramente commesso. Però spesso è anche difficile far comprendere a quali dinamiche siamo soggetti, dinamiche il più delle volte non dipendenti dalla nostra volontà. Credo che il passo più importante compiuto in questi anni sia stato far capire a molte società come strutturarsi, a partire dalla costituzione di un solido e duraturo settore giovanile. Poi, però, ci dobbiamo scontrare con la potenza delle realtà amatoriali: loro hanno vantaggi indubbi in termini di costi, strutture, tesseramenti, orari e la federazione non può competere. Bisogna altresì trovare il modo di collaborare con questi enti e far sì che siano un aiuto, soprattutto a livello di giovanili e scuola calcio».

Capitolo C1, oggetto di vivaci dibattiti da anni: deve essere un’elite o un campionato alla portata di tutti?

«Deve essere senza dubbio un’elite, ma nei tempi e nei modi giusti. Lo spostamento al sabato di qualche anno fa ci ha permesso di limare il gap con la serie B, ma ne ha creato uno profondo con la C2. Insieme alle società studieremo nuove soluzioni perché ogni anno ci troviamo costretti a tappare buchi. E magari capita di accettare le domande di società che prima ti cercano disperatamente e poi spendono fior di quattrini ammazzando il campionato… a posteriori sarebbe stato forse meglio avere un girone a nove squadre. In ogni caso, valuteremo, lo spostamento al venerdì sera potrebbe essere una soluzione, sempre che le società siano d’accordo. Così come sull’obbligo di utilizzare i giovani: toglierli è stata una scelta per agevolare le iscrizioni. Che piacciano o meno, sono tutti tentativi in questa direzione».

Altro nodo cruciale, settore giovanile e scuola calcio a cinque: programmi?

«Credo che il settore giovanile abbia fatto evidenti passi avanti in questi anni, ma ovviamente non è ancora abbastanza. Chiederemo al Comitato contributi e sostegno in favore delle società che iscriveranno squadre ai nostri campionati, principalmente quello Giovanissimi. E poi in primavera ripartiremo con i famosi concentramenti dedicati a Esordienti e Pulcini. Un esperimento che andò molto bene un paio d’anni fa, ma che per problemi con il Settore Giovanile Scolastico (l’ente che si occupa dell’organizzazione di tornei e campionati in quella fascia d’età, ndr) non siamo riusciti a riproporre. Ci piacerebbe anche instaurare rapporti di collaborazione con le società di calcio a undici, ma spesso lo scoglio psicologico è duro da oltrepassare. Gli stessi genitori spesso guardano al futsal come un ripiego e il primo obiettivo per aumentare il numero dei praticanti è tentare di abbattere questo schema mentale».

Una delle critiche più aspre che le vengono rivolte, è la scarsa promozione del prodotto futsal sul territorio: ricetta per il futuro?

«Questo è un tasto dolente, lo riconosco. Il punto focale è l’individuazione di soggetti che possano aiutarci a livello locale e provinciale. Persone che abbiano tempo, voglia e disponibilità perché io e Nini Punzurudu possiamo coprire una parte del territorio, ma non certo la regione intera con costanza. I presidente dei vari comitati provinciali fino a ora non ci hanno mai agevolato e non hanno mai mostrato interesse per la disciplina. Per l’immediato futuro posso però dire di essere fiducioso anche in questo senso: ho individuato persone adatte su alcune zone e ho chiesto espressamente a Mossino che vengano nominate nelle rispettive province di competenza».

Passiamo alle Rappresentative: le critiche non mancano mai malgrado gli ottimi risultati recenti…

«Vero, ma probabilmente ci sarà sempre qualcuno che avrà qualcosa da ridire sull’argomento. Per evitare al minimo le discussioni, la settimana prossima invierò subito una lettera a tutte le società nella qualche chiederò esplicitamente disponibilità di dirigenti e giocatori che loro reputano adatti alle esigenze delle Rappresentative. Lo staff ha sempre svolto un lavoro encomiabile, ma le porte restano aperte a chiunque dia disponibilità totale per farne parte. I raduni inizieranno poi subito a dicembre e ho intenzione di incaricare un Selezionatore unico per tutte le categorie nella scelta dei giocatori da convocare: dopodiché la palla passerà nelle mani dei rispettivi allenatori».

Tra tanti punti oscuri, chiudiamo con il settore al momento forse più brillante nella nostra regione: quello femminile

«Non c’è che dire, il calcio a cinque in rosa sta vivendo un momento di grande fermento e siamo contenti di avere un campionato così appassionante e coinvolgente. Probabilmente l’accesso diretto alla Serie A ha stimolato molte realtà a percorrere questa nuova strada. Ora, però, c’è da continuare a crescere: spero di riuscire a organizzare anche quest’anno il campionato Juniores e mi piacerebbe che in futuro a livello giovanile si possa fare sempre di più. E’ lì che convoglieremo la maggior parte dei nostri sforzi».

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