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La leggenda Foglia: “A Imola mi hanno dato l’opportunità di stupire ancora la gente”

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Protagonista della diretta Instagram della Divisione calcio a cinque è stato Adriano Foglia, leggenda del futsal italiano ora all’Imolese

Basta pronunciare nome e cognome per far brillare gli occhi agli appassionati: Adriano Foglia. La leggenda del futsal italiano è stato protagonista della diretta Instagram della Divisione calcio a cinque, spiegando innanzitutto la sua scelta di rimanere in Italia in questo difficile periodo: “Tornare in Brasile ora la reputo una scelta sbagliata, perché tra un po’ anche lì la situazione sarà la stessa che stiamo vivendo qui. E con mia moglie incinta di un maschietto e una bambina piccola non mi andava di rischiare”. Un giramondo del futsal, un fuoriclasse senza tempo che ora ha trovato a Imola il suo palcoscenico: “Sono contento di quanto fatto nella mia carriera, ormai sono vecchietto ma ho un amore incredibile per questo sport. Qui a Imola mi hanno dato un’opportunità grandissima per stupire ancora la gente. So che non posso giocare 40 minuti, ma anche 5 o 10 per me sono un motivo di orgoglio a quasi 39 anni. Ho vinto quasi tutto, mi manca solo la A2…speriamo di vincerla con l’Imolese. Battute a parte, però, già tornare a giocare sarebbe bellissimo in questa stagione”.

Una carriera straordinaria quella di Adriano Foglia, iniziata ad Augusta appena maggiorenne: “Ad Augusta sono cresciuto e ho imparato a vivere. Venivo da un posto dove la vita era difficile, di grande povertà e l’unica gioia era un pallone. Ecco perché sono molto grato a chi mi accolse ad Augusta: l’unico rammarico è che non sono più potuto tornare”. E dopo gli esordi, i successi in serie in Italia e nel mondo, ma anche e soprattutto in Nazionale: “La maglia Azzurra ha significato tantissimo, peccato per la squalifica perché avrei potuto fare anche di più. Mi è dispiaciuto solo alla fine non essere stato più convocato, o che nessuno poi mi abbia ringraziato, anche solo per celebrare le 100 presenze. Ma il mio ricordo più bello rimane l’Europeo vinto nel 2003, con quella doppietta a Caserta contro la Spagna: nessuno se lo aspettava, un’impresa storica. Oltretutto in quella stagione non ricevevo lo stipendio allo Stabia, ma Nuccorini e tutto il futsal italiano mi hanno dato supporto e fiducia. E poi il passaggio all’Arzignano ha suggellato un anno perfetto. Altro anno bellissimo è stato quello del titolo europeo con il Montesilvano: devo molto a Colini e alla società, anche perché sarà difficile per un’altra squadra italiana vincere la Futsal Champions League.

Un matrimonio tra fenomeni, invece, quello di Foglia con Falcao: “Giocare con lui è stata una fortuna, perché è bello vederlo anche al di fuori del contesto calcio a cinque. Fuori dal campo è totalmente diverso, generosissimo e spesso mi chiamava perché voleva giocare con me. Poi è successo finalmente e abbiamo vinto tutto in Brasile. Falcao è il calcio a cinque. In Brasile i giocatori di futsal sono trattati come professionisti, al pari dei giocatori di calcio a undici. Sei un idolo anche per i tifosi, è totalmente diverso, ma spero che in Italia prima o poi si arrivi a quel livello. Anche sul piano del gioco ci sono molte differenze con l’Europa: mi trovo d’accordo con l’allarme lanciato da Ricardinho, il livello ora è molto più basso perché il gioco è troppo tattico. Tutti i giocatori sono forti fisicamente e si pensa troppo a difendere. Uno dei pochi che ancora gioca per offendere e fare la differenza è Merlim. Un altro è Ferrao, Best Player 2019, l’unico pivot attuale capace di segnare in ogni modo. Ma il campionato in Europa è ormai molto più fisico che tecnico: è più facile distruggere che costruire. Falcao a parte, Sandrinho che giocava con me ad Arzignano è stato tra i più forti, così come Nando Grana dal quale ho imparato moltissimo, mentre ora Humberto Honorio e Pablo Taborda sono tra i miei preferiti perché completi.

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