Doppio Tesseramento Calcio a 5: Perché Allenatori e Dirigenti No?
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Il paradosso del doppio tesseramento: perché i giocatori sì e allenatori o dirigenti no?

C’è una domanda che ciclicamente torna a riempire i corridoi dei palazzetti, tra una seduta di allenamento e una riunione di comitato regionale, ed è questa: perché un giovane atleta può scendere in campo il sabato con il Calcio a 11 e la domenica nel Calcio a 5, mentre ad allenatori e dirigenti viene imposto un veto assoluto?

questa apparente sproporzione normativa continua a sollevare dubbi, malumori e non pochi grattacapi gestionali alle società.

Cerchiamo di fare chiarezza, analizzando la norma, la sua ratio giuridica e l’impatto reale sul nostro movimento.

Il quadro: due pesi e due misure?

Il regolamento FIGC e della Divisione Calcio a 5 parla chiaro. Attraverso la finestra del doppio tesseramento (pensata principalmente per l’integrazione tra Calcio a 11 e Calcio a 5 nel settore giovanile e dilettantistico), un giocatore può essere tesserato contemporaneamente per due società distinte. L’obiettivo dichiarato è lodevole: favorire la multidisciplinarietà, sviluppare la tecnica nello stretto propria del futsal e garantire minutaggio ai giovani talenti.

Quando lo sguardo si sposta su panchine e scrivanie, lo scenario cambia radicalmente. Le Norme Organizzative Interne della FIGC (NOIF) prevedono l’incompatibilità assoluta: un allenatore o un dirigente può essere tesserato per una e una sola società nell’arco della medesima stagione agonistica, fatte salve le rare eccezioni di deroga previste nei casi di esonero prima di determinate scadenze temporali.

La ratio giuridica: le tre ragioni del divieto

Per comprendere perché il sistema tratti in modo diverso chi gioca da chi dirige o allena, bisogna uscire dalla logica del campo ed entrare in quella del Diritto Sportivo. La disparità si regge su tre pilastri cardine:

1. La terzietà e la lealtà sportiva (Art. 2 CGS)

Un allenatore e un dirigente non gestiscono solo la prestazione domenicale, ma hanno accesso a informazioni strategiche, dinamiche di spogliatoio, dati tecnici e strategie di mercato. Permettere a un tecnico di allenare una squadra di futsal e contemporaneamente guidare o dirigere un club di Calcio a 11 — pur su campi e discipline diverse — aprirebbe le porte a potenziali conflitti d’interesse. Si pensi all’indirizzamento dei giovani talenti, alla gestione dei calendari o alle possibili interferenze incrociate.

2. La natura della prestazione

L’atleta esegue una prestazione prevalentemente fisica e circoscritta al gesto sportivo sul rettangolo di gioco. Il dirigente e il tecnico, al contrario, esercitano un potere direttivo e di rappresentanza organica della società. Il dirigente firma atti, l’allenatore rappresenta la guida tecnica formale: la sovrapposizione di ruoli in due strutture distinte scalzerebbe il principio di unicità della rappresentanza aziendale e sportiva.

3. Il vincolo dell’Albo e del Settore Tecnico

Gli allenatori abilitati sono iscritti agli albi del Settore Tecnico di Coverciano. La tessera d’allenatore stringe un patto di esclusività con la società che ne ingaggia le prestazioni per la stagione. Diversamente dal giocatore dilettante, il tecnico risponde a un codice deontologico professionale che non ammette la pluri-committenza all’interno dell’ordinamento federale.

Case History: quando la norma si scontra con la realtà del territorio

Se la teoria ha una sua coerenza giuridica, la pratica quotidiana nei campionati regionali e provinciali racconta una storia fatta di complicazioni e sanzioni. Ecco i casi più frequenti che finiscono sul tavolo del Giudice Sportivo:

  • Il “Dirigente Accompagnatore” informale: Allenatore di C5, regolarmente tesserato per la sua società, che figura in distinta come dirigente accompagnatore in un club di C11 (magari per amicizia o per dare una mano). Il risultato? Incompatibilità e squalifica per violazione del vincolo di tesseramento unico.
  • L’Allenatore-Genitore: Un tecnico abilitato che vorrebbe dare una mano nella scuola calcio del figlio (C11) pur allenando una prima squadra di C5. Il sistema blocca il tesseramento, costringendo le piccole società a rinunciare a figure qualificate e costringendo padri e madri a rimanere in tribuna.
  • Il prestanome in panchina: Società di C5 che iscrivono a referto dirigenti di comodo mentre la squadra è guidata “di fatto” da tecnici tesserati altrove. Una pratica che spesso si conclude con pesanti sanzioni, deferimenti e sconfitte a tavolino.

La rigidità della norma penalizza soprattutto le piccole realtà locali, dove la carenza di quadri tecnici qualificati rende vitale la condivisione delle risorse umane.

Il futuro: la Riforma dello Sport e le prospettive di deroga

Con l’avvento della Riforma del Lavoro Sportivo, il tema è tornato con forza sul tavolo dei dirigenti federali. Il passaggio dal volontariato alla regolamentazione dei contratti di collaborazione sportiva sta spingendo il movimento a interrogarsi sull’attualità di questi divieti storici.

Se per le prime squadre di livello nazionale (Serie A, A2 Élite, A2) la tutela dell’esclusiva resta un valore irrinunciabile per salvaguardare la regolarità e la professionalità dei campionati, nel Settore Giovanile e Scolastico e nelle categorie di base si avverte l’esigenza di un’apertura.

La proposta che molti addetti ai lavori caldeggiano per il nuovo corso è l’introduzione di una deroga territoriale e di categoria: consentire ai tecnici di base di operare contemporaneamente nel giovanile del C11 e del C5, a patto che non vi siano sovrapposizioni di campionati o conflitti diretti d’interesse. Questo permetterebbe di innalzare la qualità dell’insegnamento e di mettere le preziose competenze tattiche del futsal a disposizione di un numero maggiore di atleti.

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