Serie A femminile, obbligo Under 19: regole e scadenze
Femminile

Serie A femminile, il futuro passa dall’Under 19: l’obbligo che può cambiare i vivai

Entro il 10 settembre i club della massima serie devono completare gli adempimenti per l’Under 19 femminile, al via il 3 ottobre. Non è soltanto una scadenza amministrativa: dietro l’obbligo imposto dalla Divisione c’è il tentativo di costruire una filiera stabile tra attività giovanile e prima squadra.

Il conto alla rovescia verso la nuova Serie A femminile non riguarda soltanto le rose, il mercato e la prima giornata del 13 settembre. Per i club della massima categoria c’è un’altra data cerchiata sul calendario: 10 settembre 2026, termine indicato dalla Divisione Calcio a 5 per trasmettere la documentazione relativa al Campionato nazionale Under 19 femminile o comunicare un’eventuale rinuncia.

Può sembrare un passaggio burocratico. In realtà, è uno dei punti più interessanti della stagione che sta per iniziare, perché racconta quale struttura si vuole dare al futsal femminile italiano. La prima squadra resta la vetrina, ma il vivaio deve diventare parte integrante del progetto sportivo, non un’attività accessoria da attivare soltanto quando ci sono numeri e risorse sufficienti.

Un obbligo preciso per la Serie A

Il Comunicato Ufficiale numero 11, pubblicato il 27 luglio, stabilisce che tutte le società partecipanti alla Serie A femminile devono prendere parte al Campionato Under 19 con una propria squadra. Le giocatrici ammesse sono quelle nate dal 1° gennaio 2008, purché abbiano compiuto 14 anni e siano regolarmente tesserate per il calcio a cinque.

La norma prevede anche la possibilità di utilizzare fino a sei fuori quota: due nate nel 2005, due nel 2006 e due nel 2007. È un dettaglio tutt’altro che secondario. La flessibilità può aiutare i club a completare gli organici, accompagnare atlete rientrate tardi nel percorso federale e costruire gruppi più equilibrati senza snaturare la funzione giovanile della competizione.

Per le società di Serie A l’iscrizione è effettuata d’ufficio e i relativi oneri sono già compresi nella quota del campionato principale. Entro il 10 settembre devono essere comunicati disponibilità dell’impianto, orario di gioco ed eventuali esigenze di alternanza o concomitanza. La stagione Under 19 partirà sabato 3 ottobre 2026, con una prima fase organizzata in gironi secondo un criterio di vicinanza geografica e una seconda fase destinata ad assegnare il titolo nazionale.

La rinuncia ha un costo significativo

Il carattere vincolante emerge soprattutto dalle conseguenze previste per chi non rispetta l’obbligo. Per un club di Serie A femminile la rinuncia comporta un addebito non inferiore a 8.000 euro come concorso alle spese organizzative. In caso di recidiva rispetto alla stagione precedente, la sanzione viene raddoppiata.

La cifra segnala con chiarezza la direzione politica della norma: la partecipazione giovanile non è considerata facoltativa. La Divisione lega la presenza nel massimo campionato alla responsabilità di alimentare il movimento, chiedendo ai club di investire in reclutamento, staff, strutture e continuità tecnica.

È una scelta ambiziosa, ma anche impegnativa. Le dodici società della Serie A 2026/27 rappresentano otto regioni e operano in territori molto diversi per disponibilità di palazzetti, bacino di praticanti e presenza di campionati giovanili femminili. Applicare la stessa regola a contesti differenti significa fissare uno standard nazionale; allo stesso tempo, rende evidente il divario tra i club che possiedono già una filiera consolidata e quelli che devono ancora costruirla.

Dal reclutamento alla formazione reale

Il valore dell’Under 19 non si misura soltanto nel numero delle squadre iscritte. Il passaggio decisivo è trasformare l’obbligo in un percorso tecnico credibile. Riempire una distinta non equivale a formare giocatrici pronte per la Serie A.

Servono allenatrici e allenatori qualificati, ore di palestra, preparazione atletica adeguata all’età, collaborazione con scuole e società territoriali. Serve soprattutto una connessione autentica con la prima squadra: sedute condivise, monitoraggio individuale, convocazioni costruite per merito e non soltanto per necessità numerica.

Il regolamento prova a tutelare questa identità imponendo che almeno l’80 per cento delle giocatrici inserite in distinta nell’Under 19 sia formato in Italia, formato nel club o tesserato FIGC prima dei 16 anni. È un vincolo che spinge le società a lavorare sul medio periodo. Non basta cercare atlete quando si avvicina la scadenza: occorre creare un ambiente capace di trattenerle e farle crescere.

Una competizione nazionale con il problema delle distanze

La formula in due fasi e il criterio di vicinorietà per la composizione dei gironi rispondono a un problema concreto: i costi di trasferta. Nel futsal femminile giovanile, dove la distribuzione geografica delle squadre non è ancora uniforme, una competizione nazionale rischia di produrre viaggi lunghi e spese difficili da sostenere.

Ridurre le distanze nella prima fase può aiutare, ma non elimina la necessità di programmare con attenzione. La crescita del campionato dipenderà anche dalla capacità di integrare le società regionali, ammesse su richiesta e previa autorizzazione, così da allargare la base e rendere i gironi più densi. Più squadre vicine significano più partite, minori costi e un’esperienza agonistica più continua.

Il vero indicatore arriverà dalle prime squadre

L’obbligo Under 19 sarà efficace se, nel tempo, cambierà le scelte della Serie A. Il dato da osservare non sarà soltanto quante società avranno rispettato la scadenza, ma quante giovani entreranno stabilmente nelle rotazioni delle prime squadre, quante firmeranno il primo percorso senior e quante resteranno nel futsal dopo l’età giovanile.

La stagione 2026/27 offre quindi un doppio banco di prova. Sul campo, dodici club inseguiranno il CMB campione d’Italia a partire dal 13 settembre. Dietro le quinte, gli stessi club dovranno dimostrare che la crescita del movimento può poggiare su fondamenta più solide.

L’obbligo federale crea la cornice e impone una responsabilità. Tocca alle società trasformarla in opportunità: non una squadra Under 19 perché lo chiede un comunicato, ma un vivaio perché senza nuove giocatrici anche il vertice, prima o poi, smette di crescere.

LA PLAYLIST DELLE NOSTRE TOP NEWS