De Simone, una vita a metà: «Gioco, viaggio e...sogno» - Futsal News 24
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De Simone, una vita a metà: «Gioco, viaggio e…sogno»

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Il meraviglioso racconto di Stefano De Simone: dai quattro mesi di viaggio zaino in spalla al suo amore appassionato per il futsal

Visionario in campo, quando inventa magie alla Ibra con un calcio volante. Sognatore fuori, quando saluta il futsal e inizia a percorrere il suo viaggio zaino in spalle e cuore in mano, verso paesi e orizzonti nuovi da scrutare e ammirare. Stefano De Simone è insieme talento e disciplina. Imprevedibilità e rigore tattico. Una doppia anima che percorre sentieri diversi che poi si uniscono in una passione chiamata calcio a 5 e in particolare Fucsia Nizza: «Puoi chiamarmi Dr Jekyll e Mr Hyde. Sono tanto libero fuori dal campo, quanto puntiglioso e preciso dentro. E’ strano, lo ammetto (ride, ndr)».

Prima partita stagionale: De Simone tripletta e un gol pazzesco. Difficile far meglio…
«Quando ho segnato con quel calcio al volo non ci credevo. Ho fatto finta di aver calcolato tutto. Però, senti, rimanga tra noi, non so nemmeno io che ho combinato».


Col Pasta avete avuto anche dei momenti di difficoltà.
«Abbiamo giocato su un campo difficile, però il debutto è stato buono. Siamo una squadra nuova, abbiamo bisogno di tempo per oliare i meccanismi e affinare l’intesa».

Obiettivo promozione è esagerato?
«Se, magari… No, davvero. Noi dobbiamo essere l’outsider. Non voliamo troppo in alto e non stiamo troppo a terra. Giornata per giornata vediamo dove possiamo arrivare. Senza nessun limite ma nemmeno pressione».

Ma se venerdì battete l’Orange…
«Se, se e se. Loro sono forti. Fortissimi. Potrebbero vincere tutte le partite e sono i favoriti del campionato. Però una cosa te la dico: non avranno vita facile. Ma anche loro contro di noi daranno tutto».

Cambiamo un attimo argomento. Parli di vita facile, nemmeno tu l’hai avuta questa estate: 4 mesi in giro per il mondo.
«Esperienza pazzesca. Ero abituato a viaggiare da solo, ma un mese e non di più. Stavolta il paragone non regge. E’ stato folle. Volevo arrivare dal Vietnam all’Iran, ma non sono riuscito ad entrare in Pakistan per motivi burocratici. Ho visitato Thailandia, Cambogia, Myanmar, Nepal e India».

Tutto completamente da solo?
«
Sì, poi ho condiviso una parte di questo percorso con altri viaggiatori. Sono stati quattro mesi difficili da raccontare. Anche da metabolizzare. Per partire ho anche mollato il lavoro. Poco prima di firmare un indeterminato».


Qual è il motivo che ti ha spinto?
«A 27 anni ho capito ormai che non voglio perdere nemmeno un minuto della mia vita a fare qualcosa che non mi piace. E dovevo affrontare le mie paure e i miei mostri. Andare oltre. Superare quel limite che ci imponiamo».


Ci sei riuscito? Se sì, quando?
«Ti racconto una storia realmente accaduta. Sono andato a fare trekking, sull’Himalaya. Io, che la montagna non l’ho mai vista manco col binocolo. Ho raggiunto il campo base, a 5000 metri di altezza, passando quindici giorni senza lavarmi. E una volta superato il momento più duro mi sono sentito diverso. Pieno come non mai. Ho sentito che il viaggio era arrivato al culmine».

La scalata è stata il momento peggiore?
«Sono stati molti, gli attimi difficili. Mi hanno derubato e inoltre mi spostavo ogni giorno. Alla lunga è tosta, ma è con le difficoltà che cresci. Ho visto la povertà, ma anche umanità e amore oltre ogni limite».

Cosa intendi?
«Sai qual è il linguaggio universale? Il calcio. Non hai idea di cosa sia successo».

Addirittura?
«In Myanmar eravamo con dei monaci buddhisti. Non riuscivamo a comunicare, l’inglese lì non lo parla nessuno. Ma c’era un pallone e allora abbiamo iniziato a giocare insieme e dopo mi hanno ospitato. Ho giocato in tutti i paesi. In Vietnam, dei bambini mi hanno regalato un gelato dopo la partita. Non avevano i soldi per far nulla, ma solo per rendermi felice hanno usato i loro risparmi. Certe emozioni ti restano dentro. La fratellanza pure».

Ne parli come una delle esperienze più belle del mondo. Perché sei tornato?
«Sentivo il bisogno di ritornare anche alla “normalità”, ma in maniera diversa. Voglio imparare a vivere il quotidiano con gli occhi del viaggio. Di non pensare ai problemi comuni che problemi non sono. Ma sai perché sono qua? Per il futsal. Sono un drogato di calcio a 5».

E anche lì il concetto di fratellanza torna, no?
«Luca (Modica, ndr) e Gioele (Cannella, ndr), sono con Celentano i miei migliori amici. E’ un sogno giocare insieme e non credevo fosse possibile. In estate ho provato a convincerli e loro hanno detto sì. Faremo grandi cose».

Torniamo alla C1, qual è il giocatore più forte della categoria?
«Beh, li abbiamo in squadra».

Allora vincete il campionato…
«Mi stai fregando (ride, ndr)».

Quanti gol segni?
«Ogni anno mi mettete in difficoltà. Non più di venti, vedrai, saranno divisi equamente».

Qua sei tu che stai fregando noi… Ultima domanda: altri viaggi in mente?
«Voglio il Sudamerica: una volta finita la stagione, farò un bel viaggio. Ma in bici. Atterro in Argentina e poi tutto sue due ruote».

Non è che un anno De Simone parte e rimane in giro per il mondo?
«Non scherzare, voglio fare ancora tanti anni di futsal. Almeno altri dodici, tredici. Te l’ho detto. Io sono drogato di calcio a 5…»

Ultimissima. Se ti dico Alex Zanardi? Hai tre parole.
«Esempio, impegno, idolo. Ha dimostrato come ogni difficoltà, anche la peggiore, possa essere utilizzata per qualcosa di meglio. Per superare i propri limiti. Per andare oltre. Ha perso le gambe e migliorato la sua vita. E se ce l’ha fatta lui, allora possiamo farcela tutti».

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