Connettiti con noi

Giovanili

Dennis Berthod, numero uno del futuro (e del presente)

Pubblicato

su

La Nazionale Under 19 si è ritrovata ieri a Novarello dove resterà in ritiro fino al 13 aprile, in vista delle Final Eight dell’Europeo di categoria (4-10 settembre in Spagna)

Tra i 20 convocati di Bellarte ci sono anche quattro azzurrini che militano in compagini piemontesi (la Valle d’Aosta rientra d’ufficio sotto lo stesso Comitato Regionale): Yamoul Fahd e Simone De Felice dell’L84, Dennis Berthod dell’Aosta 511 e Leonardo Scavino dell’Orange Futsal

Li intervisteremo tutti e quattro, uno al giorno, fino a sabato. Ieri è toccato a Yamoul Fahd (L84). Questo secondo appuntamento vede invece protagonista Dennis Berthod, portiere dell’Aosta Calcio 511.

Qual è il ricordo che ti viene in mente pensando alla tua prima convocazione in Nazionale?
Era il 2019, a giugno. C’era stato un cambio di categorie e di annate e l’allora commissario tecnico Tarantino aveva inserito il mio nome tra i convocati. Ero super contento ed emozionato.

Eppure non hai sempre giocato a calcio a 5.
E’ vero. Ho iniziato a giocare a calcio a 11 come portiere e poi come giocatore di movimento, per dedicarmi infine solo al calcio a 5 come portiere.

Cosa significa per te la Nazionale?
E’ un motivo di grande orgoglio. Significa rappresentare al cento percento un Paese e tutte quelle le persone che ci circondano. E’ una grande responsabilità.

Avete un obiettivo preciso per la fase finale dell’Europeo Under 19?
Il primo obiettivo era qualificarci. Ora possiamo pensare di giocare senza pressioni, con la testa più libera e senza paura. Dobbiamo dare tutto quello che abbiamo e fare bene ogni partita: ce la giochiamo con tutti.

C’è un giocatore che per te è stato un’ispirazione?
Higuita per come gioca con i piedi, ma su tutti posso fare solo un nome: Mammarella, che ho avuto il piacere di conoscere, allenandomi anche insieme a lui.

Parliamo dell’attuale commissario tecnico, invece.
Mister Bellarte è un bravissimo allenatore e una bravissima persona. Con lui c’è un rapporto bellissimo, in campo e fuori. Fin dal suo arrivo ha credo in me: ha rafforzato la mia autostima e le mie capacità.

Il merito della tua crescita però ha anche un’altra origine, non è così?
Io all’Aosta Calcio 511 devo davvero tanto. Mi hanno cresciuto insegnandomi le basi di tutto il calcio a 5. Ho imparato tanto nei raduni azzurri, ma se non avessi avuto gli insegnamenti della mia società non sarei mai arrivato fin qui. Per questo non posso far altro che ringraziare tutti.